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Tue, Sep

Ricambi usati, Italia ancora indietro: servono investimenti milionari per non essere “fuorilegge”

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La pietra miliare per capire questa complicata faccenda è stata posata nel 2006, quando la comunità Europea ha varato la ELV cioè la “end of life vehicle”, la legge che impone un tasso di riciclabilità delle auto sempre maggiore fino a quando, in pratica, di un'auto rottamata, non si butterà quasi più niente. Nel mondo dell'autoriparazione questo avrebbe dovuto significare una maggiore semplicità nel riutilizzo di ricambi usati, perché ad essere coinvolti dalla direttiva sono anche le case automobilistiche, cui è stato richiesto di semplificare, già in fase di progetto di un nuovo modello, il sistema di recupero dei ricambi. Ovviamente non è andata proprio così e, sebbene siano aumentati in maniera importante i ricambi rigenerati (dove quasi tutti i più importanti componentisti e le stesse case auto hanno spiegato le proprie forze), smontare i ricambi da un’auto demolita non è diventato molto più semplice che in passato. Per capire ciò che sta accadendo al mondo del recupero delle auto bisogna allora guardare all’Europa, dove, stanno sorgendo nuove attività industriali che sembrano destinate a soppiantare i classici autodemolitori. Il primo esempio concreto arriva dall’Inghilterra, dove, lo scorso anno è stato inaugurato un nuovo centro di demolizione delle auto a fine vita (tanto per usare un termine “europeo”) in grado di riciclare fino al 99% della vettura. Il processo è stato reso possibile dall’entrata in funzione dell’impianto di gassificazione più importante del mondo che si trova a Oldbury, nella contea West Midlands. In sostanza, l’impianto permette di recuperare tutte le parti metalliche e molto altro, mentre, i residui non riciclabili vengono utilizzati per produrre gas (una miscela molto simile al metano), che viene utilizzato per produrre energia elettrica grazie all’utilizzo di turbine a vapore. Ma se la Gran Bretagna punta a evitare gli sprechi trasformando i residui in energia (con un sostanziale spreco di energia nel processo), è la Spagna a fissare un nuovo standard nel recupero delle auto usata. È partita infatti quest’anno, nella regione di Murcia un nuovo mega impianto per il trattamento congiunto sia delle auto a fine vita sia dei rifiuti RAEE (i rifiuti elettronici). Dopo che saranno stati decontaminati, i materiali provenienti dalle due industrie potranno essere avviati verso una seconda vita. Nell’impianto di Canada Hermosa lavorano da pochi giorni 45 persone: una parte di esso è dedicata ai veicoli a fine vita. È già in funzione, e si prevede che tratterà 36mila tonnellate all’anno di materiale da essi derivante con una percentuale di recupero vicina al 100%. Ma quale sarà allora il ruolo dei vecchi “sfasciacarrozze”? In Italia la tradizione di demolitori è piuttosto radicata e il mercato del ricambio usato, sopratutto sulle auto di una certa età e nel settore carrozzeria continua a essere importante nonostante le problematiche connesse sopratutto alle parti tecnologicamente avanzate. Non è quindi previsto che a breve il modello sia destinato a mutare, anche perché il recupero dei ricambi dalla demolizione dell’auto rappresenta anch’essa una risposta ecologica per la fine vita della vettura. Eppure, i casi Europei mostrano come per essere competitivi in questo settore occorrano investimenti importanti (circa 100 milioni in Inghilterra e oltre 10 milioni di Euro in Spagna) ragion per cui, se non con il modello visto in precedenza è piuttosto semplice analizzare una tendenza verso centri di recupero sempre maggiori, in grado di recuperare in sicurezza una sempre maggiore parte dei veicoli e magari organizzarsi in maniera efficiente per rivedere con cognizione di causa (magari classificandoli in maniera corretta con un apposito database) ricambi usati. (da notiziariomotoristico.com)